Pizza Making
Il team fa il pizzaiolo e inforna le proprie pizze.
Com’è, dal vivo
Un video dice in trenta secondi quello che una pagina spiega in mille parole: com’è il rumore, quanto si ride, cosa fanno le mani.
Cos’è
Le squadre preparano la vera pizza napoletana sotto la guida di maestri pizzaioli: impasto, stesura a mano, condimento, forno. Ogni gruppo entra in cucina a turno. Alla fine ci si siede a tavola e ciascuno mangia la propria.

Quando ha senso sceglierlo
Funziona bene quando nel gruppo le differenze di ruolo pesano. Davanti a un panetto di impasto il capo area e la persona arrivata da tre settimane sono nella stessa identica posizione, e non serve dichiararlo: la situazione lo fa da sola.
Funziona bene anche con team internazionali, e in due direzioni. Un gruppo italiano tira fuori qualcosa di proprio e lo insegna. Un gruppo di altre nazionalità impara un pezzo di cucina italiana facendolo, invece di sentirselo raccontare.
Funziona meno bene sopra le trenta persone, per una ragione fisica prima che organizzativa: il forno è uno.
Come funziona davvero
Si comincia dall’impasto. Il maestro pizzaiolo mostra come si fa, evoluzioni napoletane comprese, che sono la parte in cui tutti tirano fuori il telefono. Poi tocca alle squadre ripetere. Mentre si impasta passano le nozioni: farine, lievitazione, perché la napoletana è come è.
Si entra in cucina a turno. La base si stende con le mani e si condisce: mozzarella, pomodoro e basilico per la margherita, poi quello che ogni squadra ha scelto. I più coraggiosi provano a infornare con la pala.
Le pizze escono una dopo l’altra e ci si siede. È il momento in cui l’attività smette di essere un’attività: parte una conversazione a tavola e il gruppo si scioglie da solo. Quello che resta è piccolo ma vero, perché alla fine della serata le persone sanno fare una pizza. È uno dei pochi format in cui i partecipanti rifanno a casa quello che hanno imparato.
Se serve alzare la componente competitiva si aggiungono una giuria e una classifica: è la versione Show Cooking Challenge.
Tre domande
Bisogna saper cucinare?
No, e non è una formula di cortesia. Chi non ha mai impastato in vita sua se la cava come chi lo fa la domenica, perché il pizzaiolo insegna il gesto sul momento e il gesto è semplice.
Impasti senza glutine e condimenti vegani sono disponibili, ma vanno richiesti quando si progetta la giornata, non la sera stessa.
Quanto dura?
Da due ore e mezza a una serata intera. Si fa in pizzeria o in una location con forno, tutto l’anno, al chiuso.
Quante persone può reggere?
Fino a venti è la misura ideale, fino a trenta funziona bene. Oltre, il forno diventa un collo di bottiglia: è uno, le pizze entrano a turno e il gruppo aspetta. L’attesa è esattamente ciò che spegne un team building.
Sopra le trenta persone proponiamo il misto pizza e pasta: metà gruppo lavora l’impasto della pizza, metà la pasta fresca, poi ci si scambia. La pasta non ha bisogno del forno, quindi le due lavorazioni scorrono in parallelo senza code. → Pasta Making
Quando quello che emerge merita un dopo
Un’attività fa emergere molto di come un team comunica, decide e lavora insieme, e a volte quello che emerge merita più tempo, più profondità e un metodo. È lì che può cominciare un percorso di Team Coaching: una strada diversa, da prendere solo se serve, per trasformare quello che la giornata ha reso visibile in un modo nuovo di lavorare insieme.
Parliamo del tuo prossimo team building
Il format puoi anche non averlo ancora scelto. Dicci cosa vuoi che il tuo team si porti a casa, quanti siete e dove sarete, e al resto pensiamo noi: entro 24 ore ricevi una proposta ragionata sul tuo caso, con i format che reggono davanti ai tuoi numeri e con quello che ciascuno lascia al team il giorno dopo.
Preferisci un contatto telefonico? +39 351 9567588 · +39 02 8717 8421 · events@teamworking.it