Vision
Dove vuole arrivare l’azienda, detto in modo che una squadra possa seguirlo.

Che cos’è, e perché resta sulla carta
La vision è il punto lontano verso cui l’azienda si muove. Viene citata spesso e interiorizzata di rado, perché chiede di immaginare a lungo termine, e nel lavoro di ogni giorno quella capacità non si allena.
Il malinteso più comune è che, essendo astratta, resti una questione di principio. Vale il contrario: le sue conseguenze sono pratiche e immediate, perché è in base alla vision che si decide quali obiettivi abbia senso darsi.
Un esempio che separa la vision dalla mission
Microsoft aveva una vision che si dice in sette parole: un computer su ogni scrivania. Da quella stessa vision potevano nascere missioni molto diverse. Diventare il più grande costruttore di personal computer, per esempio, oppure produrre schermi. La mission scelta è stata un’altra ancora: fare software.
La vision descrive il mondo che si vuole vedere. La Mission è la partita specifica che si decide di giocare dentro quel mondo. Sono due cose distinte e vengono confuse di continuo, con il risultato di scrivere missioni che nessuno sa poi come eseguire.
Come si testa
Una vision non si verifica chiedendo se piace. In riunione piace sempre.
Si testa con domande aperte, quelle a cui non si può rispondere sì. Servono a far dire alle persone quello che pensano davvero invece di quello che credono ci si aspetti da loro, e a capire come ciascuno si è raffigurato il futuro appena descritto.
Il momento utile è quello in cui emerge un freno. Se il progetto prevede di aprire una sede altrove, ci sarà chi lo prende come un’avventura e chi teme di allontanarsi dalla famiglia. Nessuna delle due reazioni è quella sbagliata, e le due persone vanno accompagnate in modo diverso. Il danno lo fa scoprirle a cose fatte.
Se si parte per un viaggio tanto vale che tutti abbiano preparato il bagaglio, e che nessuno porti al suo posto una zavorra.
Perché gli obiettivi da soli non tengono
Vendere il dieci per cento in più cambia la vita a qualcuno? Quasi mai. Quello che cambia è il modo in cui la sfida viene percepita.
L’immagine più efficace è quella del cantiere di una cattedrale. Chi vive il lavoro come mettere un mattone sopra l’altro e chi lo vive come contribuire a una cosa che starà in piedi per secoli stanno compiendo lo stesso identico gesto, e non stanno facendo la stessa cosa. L’energia che ci mettono è diversa, e alla lunga si vede nel risultato.
Stephen Covey riassumeva il principio in una formula: comincia con la fine in mente. Detta in modo più ruvido, comincia pensando a che cosa vorresti fosse scritto sul tuo necrologio. Se non si ha idea di che cosa si vuole lasciare, è improbabile arrivarci per caso.
Che caratteristiche deve avere
Condivisibile, cioè formulata in modo che ciascuno possa riconoscerci dentro una parte del proprio lavoro. Chiara, al punto che chi la sente sappia ripeterla senza rileggerla. E proiettata abbastanza avanti da non essere già stata raggiunta.
Un gruppo senza direzione incontra gli stessi ostacoli di un gruppo che ce l’ha. La differenza è che il secondo li vede arrivare e li aggira, mentre nel primo ognuno tira dalla parte che gli procura il vantaggio più immediato.
Gli errori più frequenti
Nella definizione di una vision gli errori si ripetono, e sono quasi sempre questi.
- Non sognarla abbastanza in grande. Una vision che si raggiunge il trimestre prossimo è un obiettivo con il nome sbagliato.
- Non testarla a tutti i livelli. Viene condivisa con chi decide e data per acquisita da tutti gli altri.
- Darla per compresa. A chi l’ha ascoltata non viene mai chiesto di ripeterla con parole sue, che è l’unico modo per sapere se è arrivata.
- Formularla in modo che non muova nessuno. Corretta, condivisibile e incapace di far alzare qualcuno dalla sedia.
- Formularla in modo che sembri irraggiungibile. Se nessuno ci crede possibile, nessuno ci prova.
- Lasciarla scollegata dall’identità e dalla mission. Resta una dichiarazione a parte, che non tocca il lavoro di nessuno.
Sono errori comuni al punto da essere la regola. L’esito è sempre lo stesso: si lavora per un numero, e si costruisce poco che duri oltre l’esercizio in corso.
Parliamo del tuo prossimo team building
Il format puoi anche non averlo ancora scelto. Dicci cosa vuoi che il tuo team si porti a casa, quanti siete e dove sarete, e al resto pensiamo noi: entro 24 ore ricevi una proposta ragionata sul tuo caso, con i format che reggono davanti ai tuoi numeri e con quello che ciascuno lascia al team il giorno dopo.
Preferisci un contatto telefonico? +39 351 9567588 · +39 02 8717 8421 · events@teamworking.it