Cocktail Challenge

Il team inventa e prepara cocktail a tempo.

Com’è, dal vivo

Un video dice in trenta secondi quello che una pagina spiega in mille parole: com’è il rumore, quanto si ride, cosa fanno le mani.

Cos’è

Squadre, shaker e una tavolata di ingredienti. Barman professionisti insegnano le regole della miscelazione, poi ogni team inventa il proprio cocktail, gli dà un nome e lo presenta a una giuria che assaggia e decide.

Partecipanti preparano cocktail dietro il bancone di un locale

Quando ha senso sceglierlo

Funziona bene quando il tempo è poco e il gruppo deve entrare in moto subito. Si monta ovunque ci sia un bancone o un tavolo lungo, non serve una cucina, e nei primi dieci minuti le persone sono già in piedi a fare qualcosa.

Funziona bene come apertura di una serata aziendale. Molti lo associano all’estate, ma al chiuso d’inverno rende uguale. Si abbina volentieri a Finger Food Factory nella stessa serata; se preferite il vino alla mixology, la strada parallela è Wine Experience.

Funziona meno bene se cercate un’attività lunga e strutturata. Dura due o tre ore e il suo baricentro è la sfida finale, non il percorso.

Come funziona davvero

Si comincia bevendo. Il primo cocktail lo preparano i barman, e serve a due cose: rompere il ghiaccio e mostrare cosa si intende per fatto bene, che è una cosa che si capisce guardando più che ascoltando.

Poi si formano le squadre e i barman spiegano le basi, dalle proporzioni alle tecniche fino al perché certi abbinamenti reggono. Ogni squadra riceve un ingrediente segreto attorno a cui costruire, e copiarsi è vietato. A disposizione ci sono alcolici e analcolici, frutta fresca di stagione e la strumentazione completa da bar.

A un certo punto ogni squadra deve decidere chi sta allo shaker. È una scelta piccola e rivelatrice: si vede quanto le persone si conoscono davvero, e quanto sono disposte a lasciare il centro della scena a qualcun altro.

La parte che i partecipanti ricordano è la presentazione. Non basta un buon cocktail: bisogna dargli un nome, spiegarne caratteristiche e punti di forza, immaginare uno scenario in cui qualcuno lo ordina. È una vendita in miniatura di un prodotto nato mezz’ora prima, e per i team commerciali è più rivelatrice di quanto sembri. Avere qualcosa di buono e non saperlo raccontare è un problema che molti riconoscono al volo.

La giuria valuta il gusto, ma anche l’originalità, la presentazione e, dichiaratamente, il lavoro di squadra.

Tre domande

Bisogna saperne di cocktail?

No. I barman insegnano le basi prima che si cominci, e l’ingrediente segreto mette tutti nella stessa posizione, perché nessuno arriva con una ricetta pronta.

La versione integralmente analcolica è disponibile e non toglie niente: la sfida creativa e la presentazione restano identiche. Va detta quando si progetta la giornata, non la sera stessa.

Quanto dura?

Da due a tre ore. Essendo al chiuso non dipende dalla stagione, e si fa tutto l’anno.

Quante persone può reggere?

Non c’è un limite pratico. L’abbiamo portato fino a duecentosessanta partecipanti: si scala aggiungendo banconi e barman, e la struttura del format non cambia. Sulla location e sui numeri è il più flessibile della famiglia.

Quando quello che emerge merita un dopo

Un’attività fa emergere molto di come un team comunica, decide e lavora insieme, e a volte quello che emerge merita più tempo, più profondità e un metodo. È lì che può cominciare un percorso di Team Coaching: una strada diversa, da prendere solo se serve, per trasformare quello che la giornata ha reso visibile in un modo nuovo di lavorare insieme.

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Parliamo del tuo prossimo team building

Il format puoi anche non averlo ancora scelto. Dicci cosa vuoi che il tuo team si porti a casa, quanti siete e dove sarete, e al resto pensiamo noi: entro 24 ore ricevi una proposta ragionata sul tuo caso, con i format che reggono davanti ai tuoi numeri e con quello che ciascuno lascia al team il giorno dopo.

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