Il percorso Performing Tribes

Le quattro fasi, che cosa succede in ciascuna e quanto dura.

Squadra in cammino lungo un sentiero durante una giornata sul campo

Come è fatto

Performing Tribes alterna sessioni di lavoro e attività sul campo, e l’alternanza è una scelta di metodo. Un concetto discusso attorno a un tavolo e lo stesso concetto attraversato dentro un’attività non pesano uguale: il primo si dimentica in un paio di settimane, il secondo resta.

Il percorso si articola in quattro fasi. Prima di cominciare si tracciano due profili, quello di ciascuna persona e quello della squadra presa come insieme, e restano il riferimento per tutto il resto del cammino.

Fase 1: Allineamento

Orientare le energie del gruppo in una direzione sola. Si lavora su vision, mission, valori, competenze, clima e ambiente, in quest’ordine, perché ciascuna di queste cose rende possibile la successiva.

È la fase da cui si parte sempre, ed è anche quella che quasi tutte le aziende vorrebbero saltare per arrivare prima agli obiettivi. Il dettaglio di che cosa si fa sta nella pagina Allineamento.

Fase 2: Formazione esperienziale

Le qualità di una squadra si vedono sul campo, non nella descrizione che la squadra dà di sé. Qui entrano i format di team building, che dentro un percorso di coaching non sono un intrattenimento: sono lo strumento con cui si verifica se quello che è stato dichiarato nella prima fase regge alla prova dei fatti.

In questa fase funzionano meglio le attività musicali e creative, perché chiedono coordinamento e ascolto reciproco senza mettere le persone una contro l’altra.

Fase 3: Challenge Day

Una giornata in cui il gruppo viene messo in condizioni più dure. Si usano attività fisicamente impegnative come Team Building Survival, Orienteering, Rafting o la costruzione di un igloo.

Serve perché sotto sforzo le abitudini tornano. Quello che è stato imparato nelle fasi precedenti o tiene anche lì, oppure non era ancora stato imparato davvero.

Fase 4: Celebrazione

Il percorso si chiude con una festa, e non è un ornamento. Chiudere in modo esplicito serve a fissare quello che è cambiato, che altrimenti si dissolve nella ripresa del lavoro ordinario. Si fa con un’attività di cucina, con una Cocktail Challenge o con le prove sul vino.

Che cosa lo distingue da un team building

La differenza sta nel monitoraggio. Dentro un percorso i progressi si verificano a scadenze fisse, in giornate dedicate, e c’è un controllo prima della chiusura. Un team building è una giornata: fa emergere molto e non ha un dopo.

Verticale e orizzontale

Il coaching verticale coinvolge una squadra insieme al suo responsabile, che partecipa agli incontri. Sono persone che lavorano insieme tutti i giorni e che hanno già una storia in comune.

Il coaching orizzontale, chiamato anche peer coaching, mette insieme persone dello stesso livello gerarchico, che possono appartenere a reparti diversi o anche ad aziende diverse. Hanno funzioni e responsabilità simili e non sono abituate a lavorare insieme. Serve quando il nodo da sciogliere sta fra le funzioni invece che dentro una.

Team Integration

Il passaggio che il percorso rende possibile è quello da una somma di persone che ragionano ciascuna con le proprie competenze a un gruppo che ragiona come insieme.

Si parte dal profilo individuale, si costruisce quello di squadra, e ciascuno diventa consapevole delle proprie potenzialità e di quelle degli altri. Le capacità su cui si lavora sono concrete: ascoltarsi, tenere rapporti che funzionano anche nel disaccordo, definire regole e ruoli invece di darli per impliciti.

Quanto dura, e per chi ha senso

Da qualche mese a un anno, in funzione della profondità che si vuole raggiungere. Il solo allineamento si può concentrare in poche sessioni ravvicinate.

Ha senso per squadre che continueranno a lavorare insieme. Se il gruppo si scioglie fra tre mesi un percorso è sproporzionato, e conviene una giornata.

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